DAL 1909

Stella Casale

Foto prese in concessione da “Ragazzi nerostellati” e “Un secolo nerostellato” di Giancarlo Ramezzana e Roberto Cassani

Abbiamo voluto riportare il Casale nella sua corretta dimensione, non sportiva, ma comunitaria, riprendendo possesso della forza iconica della maglia mitica e dello stadio che la custodisce. Per questo abbiamo voluto che la stella fosse dominante, immediata, ripulita di tutto quanto potesse toglierle la scena. Siamo rinati partendo dalla città, ritornando tra la gente, per far ripartire un grande movimento popolare dove contano i tifosi e gli abitanti, vecchi e giovani, tutti. Più di una squadra. Il Casale dei Casalesi.

Casale è la nostra passione, il nero è il nostro colore e questo è il lato giusto della storia.

116 anni di storia

Nella vasta pianura del Monferrato, dove il Po accompagna il tempo e la nebbia avvolge i ricordi, nacque nel 1909 il Casale Foot Ball Club, una creatura della sua gente: operai, studenti, artigiani, guidati dal Professor Jaffe. Il nero, impreziosito dal bianco della stella, non furono solo colori, ma vessilli di appartenenza, simboli di una comunità pronta a sfidare il destino. Nessuno, allora, avrebbe immaginato che da quella città di provincia sarebbe scaturita una delle epopee più pure del calcio italiano.

Il primo segnale del fato giunse il 6 aprile 1913. A Casale arrivò il Reading Football Club, squadra inglese e depositaria della tradizione calcistica mondiale. Gli inglesi erano maestri, quasi invincibili agli occhi degli italiani. Eppure, su quel campo, i nerostellati compirono l’impensabile: la prima vittoria di una squadra italiana contro un club inglese. Non fu solo una partita, ma una frattura nella storia, perché l’Italia del calcio scoprì di poter osare e il Casale divenne messaggero di un nuovo orgoglio nazionale. Quel trionfo fu il preludio alla leggenda.

Nel 1913-1914, mentre l’Europa camminava ignara verso la tragedia della guerra, il Casale intraprese la sua marcia immortale. Partita dopo partita, i nerostellati abbatterono i giganti del tempo: Juventus, Toro, Genoa, Inter… Non c’era timore nei loro occhi, solo disciplina e coraggio. La finale contro la Lazio, disputata in doppio confronto, fu il compimento del destino: due vittorie nette e lo Scudetto del 1914, il primo e unico conquistato da una squadra di provincia pura. Casale Monferrato divenne il centro del mondo, seppur per un istante eterno.

Poi calò il silenzio delle armi. La guerra spezzò sogni, carriere, vite. Il calcio cambiò, l’Italia cambiò. Ma ciò non impedì ai gloriosi nerostellati di continuare a raccogliere consensi e ammirazione: Roma, 4 luglio 1970, con una emozionante cerimonia il nostro capitano Paolo Gilardino ricevette in Campidoglio la Stella d’Oro al merito sportivo assegnata dal C.O.N.I. ad una squadra “Carica di anni e di gloria”.

Poi il Casale conobbe anni difficili, retrocessioni, sacrifici. Ma non rinnegò mai la propria identità. Ogni generazione raccolse il testimone della precedente, custodendo la memoria come un fuoco sacro. Anche quando le categorie minori sembravano una condanna, il nome Casale continuava a evocare rispetto.

La storia tornò a illuminarsi nel 1999. Dopo decenni di battaglie lontane dai riflettori, il Casale conquistò la Coppa Italia Dilettanti, sollevando un trofeo nazionale ottantacinque anni dopo lo Scudetto. Fu una vittoria epica nella sua semplicità: non il trionfo dei potenti, ma la rivincita della perseveranza. In quella coppa c’era il passato che tornava a parlare al presente, c’era la stella che rifiutava di spegnersi.

Ancora oggi il Casale Calcio è più di una squadra. È una saga fatta di gloria e cadute, di imprese impossibili e di fede incrollabile. È la prova che la grandezza non si misura solo nei trofei, ma nella capacità di resistere al tempo. Finché qualcuno pronuncerà quel nome con orgoglio, finché una stella nera brillerà sul petto, l’epopea del Casale non conoscerà fine.